EUPL.IT for eGov
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L’Agenzia per l’Italia Digitale emana una call per formare un tavolo di lavoro volto a definire i criteri di valutazione ex art. 68 CAD

 L’Agenzia per l’italia Digitale (ex DigitPA) sta redigendo i criteri per la valutazione comparativa richiesti al fine di valutare l’eventuale ricorso, da parte della P.A., a soluzioni di tipo proprietario in luogo di quelle basate su software a codice sorgente aperto o a soluzioni già disponibili per la P.A., incluse quelle già sviluppate internamente.

A tal fine ha emanato un Avviso pubblico con cui ha invitato esperti e soggetti interessati, aventi un ruolo nel mercato ICT (con particolare riferimento al quello del software) a partecipare ad un tavolo di lavoro per la redazione di linee guida sui criteri per le valutazioni comparative di cui all’art. 68 CAD.

Il tavolo di lavoro dovrebbe essere selezionato, tra quanti hanno fatto domanda, entro il 31 dicembre 2012 e dovrebbe svolgere i lavori da gennaio ad aprile 2013.

I risultati saranno resi pubblici.

L’Avviso è stato emanato sotto la vigenza dell’art. 68 CAD così come modificato nell’estate del 2012, ma è da ritenersi ancora attuale anche a fronte della più recente novellazione del medesimo articolo ad opera delle “Ulteriori misure urgenti per la crescita del Paese”, apportate con l’art. 9 bis del D.L. 179 del 18 ottobre 2012, così come convertito, con modificazioni,  nella Legge 221 del 17 dicembre 2012, pubblicata in G.U. 18 dicembre 2012, S.O. n. 208.

Ulteriore modifica all’art. 68 CAD in materia di acquisizione di soluzioni informatiche da parte della P.A. (viene introdotto il cloud computing e vengono indicati i criteri per la valutazione comparativa)

 Dopo la recente modifica dell’art. 68 CAD (Codice dell’Amministrazione Digitale) ad opera del D.L. 83/2012, conv. in L. 134/2012, il legislatore – per iniziativa del Governo Monti – ha predisposto un’ulteriore modifica al medesimo art. 68 CAD, ad opera questa volta dell’art. 9 bis D.L. 179 del 18 ottobre 2012, così come convertito con modificazione nella Legge 221 del 17 dicembre 2012 (pubblicata in G.U. n. 294 del 18.10.2012, S.O. n. 208), recante “Ulteriori misure urgenti per la crescita del Paese”.

In forza dell’art. 9 bis ult. cit. (rubricato “Acquisizione di software da parte della pubblica amministrazione”), l’art. 68 CAD risulta innovato come segue:

 Art. 68 (Analisi comparativa delle soluzioni) – D.Lgs. 82/2002

 

1. Le pubbliche amministrazioni acquisiscono programmi informatici o parti di essi nel rispetto dei principi di economicità e di efficienza, tutela degli investimenti, riuso e neutralità tecnologica, a seguito di una valutazione comparativa di tipo tecnico ed economico tra le seguenti soluzioni disponibili sul mercato:

a) software sviluppato per conto della pubblica amministrazione;

b) riutilizzo di software o parti di esso sviluppati per conto della pubblica amministrazione;

c) software libero o a codice sorgente aperto;

d) software fruibile in modalità cloud computing;

e) software di tipo proprietario mediante ricorso a licenza d’uso;

f) software combinazione delle precedenti soluzioni.

 

1-bis.  A tal fine, le pubbliche amministrazioni prima di procedere all’acquisto, secondo le procedure di cui al codice di cui al decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, effettuano una valutazione comparativa delel diverse soluzioni disponibili sulla base dei seguenti criteri:

a) costo complessivo del programma o soluzione quale costo di acquisto, di implementazione, di mantenimento e supporto;

b) livello di utilizzo di formati di dati e di interfacce di tipo aperto nonché di standard in grado di assicurare l’interoperabilità e la cooperazione applicativa tra i diversi sistemi informatici della pubblica amministrazione;

c) garanzie del fornitore in materia di livelli di sicurezza, conformità alla normativa in materia di protezione dei dati personali, livelli di servizio tenuto conto della tipologia di software acquisito.

 

1-ter. Ove dalla  valutazione comparativa di tipo tecnico ed economico, secondo i criteri di cui al comma 1-bis, risulti motivatamente l’impossibilita’ di accedere a soluzioni gia’ disponibili all’interno della pubblica amministrazione, o a software liberi o a codici sorgente aperto, adeguati alle esigenze da soddisfare, e’ consentita l’acquisizione di programmi informatici di tipo proprietario mediante ricorso a licenza d’uso. La valutazione di cui al presente comma e’ effettuata secondo le modalita’ e i criteri definiti dall’Agenzia per l’Italia Digitale, che, a richiesta di soggetti interessati, esprime altresi’ parere circa il loro rispetto.

 

Di seguito si riporta la versione immediatamente precedente:

 

 Art. 68 (Analisi comparativa delle soluzioni) – D.Lgs. 82/2002

 

1. Le pubbliche amministrazioni acquisiscono programmi informatici o parti di essi a seguito di una valutazione comparativa di tipo tecnico ed economico tra le seguenti soluzioni disponibili sul mercato:

a) software sviluppato per conto della pubblica amministrazione;

b) riutilizzo di software o parti di esso sviluppati per conto della pubblica amministrazione;

c) software libero o a codice sorgente aperto;

d) software combinazione delle precedenti soluzioni.

 

Solo quando la valutazione comparativa di tipo tecnico ed economico dimostri l’impossibilita’ di accedere a soluzioni open source o gia’ sviluppate all’interno della pubblica amministrazione ad un prezzo inferiore, e’ consentita l’acquisizione di programmi informatici di tipo proprietario mediante ricorso a licenza d’uso. La valutazione di cui al presente comma e’ effettuata secondo le modalita’ e i criteri definiti dall’Agenzia per l’Italia Digitale, che, a richiesta di soggetti interessati, esprime altresi’ parere circa il loro rispetto.

 

 

EUPL v. 1.2 (draft version)

 Come gentilmente segnalato da Patrice-E. Schmitz, direttamente nella sezione EUPL NEWS di EUPL.IT, la Commissione Europea sta predisponendo la versione 1.2 della European Union Public Licence (EUPL), attualmente disponibile in forma di bozza (draft version) e aperta alla pubblica consultazione.

Vi segnalo i link per reperire le informazioni utili:

Ovviamente anche EUPL.IT intende partecipare alla pubblica consultazione.

Chi fosse interessato può indicare le proprie osservazioni su questo sito (EUPL.IT), che agisce come refente per la Community EUPL italiana,  o direttamente sul sito JoinUp della EUPL Community europea.

 

Sul sito JoinUp della Commissione europea riportata la notizia della modifica all’art. 68 del CAD diramata da EUPL.IT

 

Sul sito “Joinup” della Commissione europea è stata riportata in inglese, con l’intento di darne divulgazione all’intera UE, la  notizia relativa alla modifica dell’art 68 del Codice dell’amministrazione digitale, precedentemente diffusa su EUPL.IT.

L’articolo, dal titolo “Priority to Open Source in the Italian Code for Digital Administration“, scritto da Patrice-Emmanuel Schmitz, riporta in inglese i nuovi contenuti normativi dell’art. 68 del CAD.

 

Nuove procedure di acquisizione di software da parte della P.A.: le modifiche al CAD (Codice dell’Amministrazione Digitale)

L’art. 68 del CAD (Codice dell’Amministrazione Digitale – D.Lgs. 82/2005) disciplina le modalità e le procedure per l’acquisizione di software da parte della Pubblica Amministrazione , prevedendo l’analisi comparativa tra le diverse soluzioni espressamente indicate.

Recentemente, con la legge n. 134 del 7 agosto 2012 (di conversione con modifiche del decreto legge n. 83 del 22 giugno 2012 sulle modifiche urgenti per la crescita del Paese) è stata apportata una significativa modifica al predetto art. 68 del CAD.

L’acquisizione di software libero o a codice sorgente aperto (o il ricorso a soluzione già sviluppate all’interno della P.A.) è divenuta la regola, mentre l’acquisizione di software di tipo proprietario mediante licenza d’uso costituisce ora l’eccezione (il riferimento alle sole licenze d’uso appare tuttavia anacronistico, se si pensa alle altre modalità di fruizione del software: ASP, Cloud, etc.).

Si trascrive di seguito l’art. 68 CAD, nella versione previgente e nella versione attuale.

 Testo Previgente (fino all’11.08.2012)  Testo Vigente (dal 12.08.2012)
Art. 68. Analisi comparativa delle soluzioni Art. 68. Analisi comparativa delle soluzioni
1. Le pubbliche amministrazioni, nel rispetto della legge 7 agosto 1990, n. 241 , e del decreto legislativo 12 febbraio 1993, n. 39 , acquisiscono, secondo le procedure previste dall’ordinamento,programmi informatici a seguito di una valutazione comparativa di tipo tecnico ed economico tra le seguenti soluzioni disponibili sul mercato: 1. Le pubbliche amministrazioni acquisiscono programmi informatici o parti di essi a seguito di una valutazione comparativa di tipo tecnico ed economico tra le seguenti soluzioni disponibili sul mercato:
a) sviluppo di programmi informatici per conto e a spese dell’amministrazione sulla scorta dei requisiti indicati dalla stessa amministrazione committente; a) software sviluppato per conto della pubblica amministrazione;
b) riuso di programmi informatici, o parti di essi, sviluppati per conto e a spese della medesima o di altre amministrazioni; b) riutilizzo di software o parti di esso sviluppati per conto della pubblica amministrazione;
c) acquisizione di programmi informatici di tipo proprietario mediante ricorso a licenza d’uso; c) software libero o a codice sorgente aperto;
d) acquisizione di programmi informatici appartenenti alla categoria del software libero o a codice sorgente aperto;  d) software combinazione delle precedenti soluzioni.
e) acquisizione mediante combinazione delle modalità di cui alle lettere da a) a d). Solo quando la valutazione comparativa di tipo tecnico ed economico dimostri l’impossibilita’ di accedere a soluzioni open source o gia’ sviluppate all’interno della pubblica amministrazione ad un prezzo inferiore, e’ consentita l’acquisizione di programmi informatici di tipo proprietario mediante ricorso a licenza d’uso. La valutazione di cui al presente comma e’ effettuata secondo le modalita’ e i criteri definiti dall’Agenzia per l’Italia Digitale, che, a richiesta di soggetti interessati, esprime altresi’ parere circa il loro rispetto.

 

 


	                    
	                

EUPL, GPL e le FOSS Licence Exceptions di MySQL e Sencha

In Italia si è verificato che alcuni progetti (NotreDAM prima e CreaTiVù dopo) con software sviluppato sotto licenza EUPL abbiano dovuto abbracciare la GPLv3, per via dell’utilizzo della libreria Ext-Js di Sencha, licenziata in GPL v3 (EUPL e GPL v3, com’è noto, sono attualmente licenze FOSS – Free OpenSource Software - tra loro direttamente incompatibili).

Ho avuto modo di affrontare il caso NotreDAM e CreaTiVù su EUPL.IT e in occasione dell’EOLE 2010.

La casistica è significativa e mette a nudo il problema della interoperabilità delle licenze (tra EUPL e GPL in particolare) e, a mio sommesso avviso, il sacrificio draconiano che gli sviluppatori (e i titolari del progetto) sono chiamati a svolgere sulla libertà di scelta delle regole giuridiche per la circolazione del proprio Free/OpenSource Software ove ravvisino l’opportunità tecnica di ricorrere a codice o librerie licenziate pur sempre in FOSS, ma con licenza incompatibile rispetto a quella originariamente adottata.

Per tentare di superare il problema e garantire la libertà di scelta della licenza FOSS tra le diverse disponibili sul mercato, avevo provato a stimolare (su EUPL.IT, per e-mail e in sede di Congresso internazionale all’EOLE2010) un intervento dell’OSOR.EU, affinché potesse dialogare con Sencha, titolare dei diritti sulla libreria Ext-Js, al fine di ottenere una soluzione che potesse garantire sia la libertà di licenziare in GPL (da parte del titolare dei diritti sull’opera), sia la libertà per i terzi di mantenere la EUPL nello sviluppo del software, pur a fronte dell’uso della Ext-Js.

Visto che Sencha già distribuisce Ext-Js in multi-licensing (una open source licence in GPL v3 e due diverse commercial licences), immaginavo che non vi fossero particolari ostacoli a rilasciare il tutto anche in EUPL, in aggiunta alla GPL (l’altra soluzione, di più facile realizzazione, sarebbe quella di licenziare la libreria in LGPL. Tuttavia si tratta di soluzione che era stata esclusa da Sencha).

Per l’OSOR.EU si è mosso egregiamente Patrice-Emmanuel Schmitz, che, incontrando in Sencha una straordinaria sensibilità per l’open source e per la EUPL, ha concertato l’introduzione di una FOSS Licence Exception basata su FOSS Licence List, così come già avvenuto per MySQL (prima “Oracle”).

Ora sia Sencha (1) (2) che MySQL (3) si sono dotati di apposite clausole con cui viene prevista una FOSS Licence Exception da applicare ad una lista di licenze  FOSS, tra le quali è annoverata la EUPL.

La soluzione (mutuata dalla EUPL, che acclude una lista di licenze considerate “compatibili”) è pregevole, in quanto costituisce un primo passo verso il dialogo tra licenze FOSS e la loro interoperabilità, nell’attesa di percorrere strade di integrazione più significative.

Il sostanza, il titolare dei diritti di sfruttamento economico dell’opera licenziata con licenza FOSS, anche a fronte di uno strong copyleft come nel caso della GPL, introduce una eccezione alle clausole della licenza utilizzata per la distribuzione dell’opera originaria, rendendo possibile la successiva distribuzione (di “derivative works” entro rigorosi criteri dettagliatamente specificati nella Exception), con altre licenze FOSS indicate in una apposita lista (la FOSS Exception List, appunto). In tal modo si creano margini per distribuire l’opera “derivata” con una licenza tra quelle preindividuate nella lista, che altrimenti sarebbe stata incompatibile con quella origiariamente scelta dal proprietario dell’opera originaria.

La soluzione, spiega Schmitz in un suo interessante contributo (“How FOSS exception lists extend licence interoperability“), è stata efficacemente introdotta da MySQL e, a fronte delle mie sollecitazioni, è stata riproposta ed attuata anche per Sencha, al fine di risolvere e prevenire casi analoghi a quelli verificatisi con i progetti italiani NotreDAM e CreaTiVù, assicurando agli sviluppatori la più ampia libertà di scelta in ordine alla individuazione della licenza FOSS da applicare allo sviluppo del software, sia essa EUPL, GPL o altra licenza FOSS.

Colgo l’occasione per ringraziare profondamente Patrice-E. Schmitz (OSOR.EU) e Adam Mishcon (Sencha Inc.) per aver preso a cuore il problema sollevato ed essere giunti alla soluzione della criticità sopra evidenziata, nonché per avermi reso partecipe della discussione attraverso lo scambio di e-mail.

Sencha ha mostrato una profonda sensibilità, fino a toccare il punto nodale del problema, là dove, in una sua pagina web dedicata all’illustrazione dell’Exception Intent, afferma che

We want people to be able to build Free/Libre and Open Source Software (“FLOSS”) applications using Sencha SDKs despite the fact that not all FLOSS licenses are compatible with version 3.0 of the GNU General Public License (the “GPL”).

In altre parole, parafrasando in termini giuridici, mi pare di poter sostenere che l’intento che la clausola di eccezione voglia assicurare sia proprio quello di evitare ai terzi, per quanto possibile, di pregiudicare la loro facoltà (libertà) di scelta in ordine alla licenza da utilizzare in fase di sviluppo e distribuzione del software di tipo FLOSS (o FOSS), anche là dove tale scelta ricada su una licenza FLOSS incompatibile con la GPL v3 (o GPL v2), individuata per la distribuzione originaria della libreria a cui il terzo intenda fare ricorso.

Ritornerò con altri approfondimenti sul tema della FOSS Licence Exception.

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it


EUPL.IT segnalato sul portale “Marco Aurelio” della Direzione Organizzazione e Sviluppo del Comune di Roma Capitale dedicato alla Formazione del Personale

Il Portale per la Formazione di Roma Capitale “Marco Aurelio”, realizzato dalla Direzione Organizzazione e Sviluppo del Comune di Roma, Dipartimento per le Politiche delle Risorse Umane, prevede

un piano per la formazione e la valorizzazione dei dipendenti, per rendere più efficiente l’amministrazione, per qualificare ed elevare la professionalità dei propri dipendenti, per migliorare la qualità dei servizi ai cittadini. Nel quadro generale del rinnovamento della Pubblica Amministrazione, che si sta realizzando anche attraverso profonde riforme legislative, l’Amministrazione capitolina, che conta circa 27.000 dipendenti, intende sviluppare un piano organico e programmato di formazione, basato su di un coinvolgimento ampio e attivo dei destinatari, su di un’analisi dei bisogni individuali e dei bisogni organizzativi dei diversi servizi.

 

Nella sezione documenti del predetto portale viene segnalato il sito EUPL.IT e l’articolo seguente, segnale apprezzabile della crescente attenzione all’uso della licenza EUPL da parte della P.A. italiana:

 

L’inclusione della EUPL tra i temi su cui concentrare la formazione del personale è un passaggio importante per lo sviluppo tecnologico degli Enti Locali. Alla Direzione Organizzazione e Sviluppo del Dipartimento per le Politiche delle Risorse Umane Comune di Roma, pertanto,  va riconosciuto in nostro apprezzamento.

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

L’EUPL all’EOLE 2010. Disponibili on-line le presentazioni delle relazioni in PDF

Come già evidenziato su Information Society & ICT Law, sono disponibili on-line le numerose relazioni del convegno internazionale EOLE (European Opensource and Free Software Law Event), quest’anno ospitato in Italia dalla Regione Piemonte e dedicato al tema del Software Libero e Open Source nel Settore Pubblico.

Tra tali relazioni, tutte interessantissime, evidenzio quelle che si sono occupate della EUPL (European Union Public Software):

(1) Patrice-Emmanuel Schmitz, Licence compatibility and interoperability in FLOSS procurement and distribution. The EUPL case.

(2) Fabio Bravo, Riuso di software e scelta delle licenza. Case studies.

Tale relazione si proponeva di discutere una serie di casi (tra cui Nemesys, Piattaforma Experience, NotreDAM, CreaTiVù, il disciplinare di Gara di SardegnaIT) presentati nel corso del tempo su EUPL.IT (sito italiano interamente dedicato alla EUPL – European Union Public Licence), da me attivato a prosecuzione dell’attività di ricerca svolta nell’ambito di un PRIN (Progetto di Ricerca di Rilevante Interesse Nazionale) dedicato all’open source e alla prorpietà intellettuale.

Sull’argomento si veda anche questo e-book e questo articolo.

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

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EUPL su Wired.it (intervista a Gallus)

Wired si è interessato finalmente alla EUPL nel novembre 2010 e lo ha fatto privilegiando, apprezzabilmente, la soluzione animata da intenti divulgativi.

L’argomento è stato affrontato attraverso un’intervista a Giovanni Battista Gallus, che, lo si potrà notare dai contenuti, ha ampiamente attinto da EUPL.IT.

L’intervista a Gallus, condotta da Flavia Marzano, ha il pregio di contribuire alla diffusione della EUPL presso le pubbliche amministrazioni e i privati.

Il fatto che si sia interessato Wired mi sembra un segno evidente di come tale licenza stia acquistando credibilità e diffusione negli ambienti specializzati.

Di seguito riporto il testo dell’intervista:

D – Che cos’è l’EUPL?

R – La EUPL è la prima licenza F/OSS (Free/open source software) europea. La versione 1.0 è stata approvata dalla Commissione Europea il primo gennaio 2007. È una licenza copyleft, ed ha ricevuto l’approvazione dell’OSI (Open Source Initiative)

D – Quali opportunità e quali rischi presenta?

R – La EUPL (attualmente alla versione 1.1) è la prima licenza “ufficiale”, supportata dalla Commissione Europea, e questo può certamente contribuire a dissipare i dubbi ancora presenti in molte pubbliche amministrazioni, con riguardo all’adozione software libero.

La licenza vanta un plus importante: è disponibile in tutte e ventidue le lingue dell’Unione Europea, e non si tratta di mere traduzioni, ma di veri e propri adattamenti ai diversi sistemi giuridici dei singoli Stati. In altre parole, una pubblica amministrazione può adottare la licenza EUPL nella versione localizzata, confidando nel fatto che le sue clausole siano perfettamente valide.

Un altro grande vantaggio è dato dalla clausola di compatibilità, che risolve molti dubbi nel caso in cui si creino delle opere derivate, utilizzando software soggetto a diverse licenze d’uso: ad esempio, la EUPL è espressamente dichiarata compatibile con la GNU/GPL V.2.

I principali problemi legati all’adozione della EUPL potrebbero derivare dalla sua ancora scarsa diffusione, e dal fatto che potrebbe costituire un limite per una distribuzione planetaria del software: un software soggetto a licenza EUPL, magari nella sua versione italiana, ha certamente un minore appeal per uno sviluppatore americano (o indiano), ben più abituato a destreggiarsi con la GNU/GPL.

Un altro grosso limite è dato dall’attuale incompatibilità con la GNU/GPL V.3, che può creare grossi grattacapi laddove si creino opere derivate a partire da software rilasciato con questa licenza.

D – Con tutte le licenze di software libero e/o open source, c’era davvero bisogno di un’altra licenza?

R – In effetti, può sembrare paradossale che la risposta al problema della proliferazione delle licenze sia… creare un’altra licenza.

La Commissione Europea ha deciso di optare per la redazione di una nuova licenza, poiché nessuna di quelle attualmente disponibili era in grado di soddisfare i requisiti richiesti, con particolare riguardo alla coerenza delle varie clausole con la disciplina europea e con i sistemi giuridici degli stati membri.

D’altronde, è innegabile che la licenza di gran lunga più diffusa, la GNU/GPL, sia molto legata al sistema giuridico statunitense.

D – In che cosa si differenzia dalle altre?

Come detto, è una licenza “ufficiale”, supportata dalla Commissione Europea, e non è dunque il frutto del lavoro di una community o di un ente privato. È poi utilizzabile in una qualunque delle lingue dell’Unione Europea, al contrario ad esempio della GNU/GPL, la cui unica versione utilizzabile è quella inglese.

D – Si applica a software, video, foto, documenti?

R – Si tratta di una licenza creata per il software, e quindi la sua applicazione ad altre opere dell’ingegno avrebbe poco senso.

D – Per quali tipologie è meglio di altre licenze e perché?

R – La EUPL è stata pensata quale strumento giuridico che consenta alle istituzioni europee di rilasciare il proprio software sotto una licenza F/OSS, con la sicurezza della conformità alla normativa europea e nazionale, e dunque il suo utilizzo primario è legato alle Pubbliche Amministrazioni.

Nulla vieta peraltro che si possa rilasciare qualunque software sotto EUPL, magari proprio con l’intento di facilitarne l’adozione dal parte di soggetti pubblici.

D – Chi può usarla?

R – L’utilizzo della licenza è assolutamente libero, e dunque qualunque titolare dei diritti di autore su di un software può scegliere di adottare questa licenza, senza nessuna restrizione.

D – Quali differenze dalle licenze Creative Commons?

R – La EUPL è una licenza software, mentre le CC sono pensate per tutti gli altri tipi di opere creative: immagini, musica, cinema, fotografia, letteratura etc.

C’è una rilevante somiglianza tra le due licenze: entrambe sono disponibili in diverse lingue, e le varie versioni non sono mere traduzioni, ma veri e propri adattamenti alle peculiarità dei differenti sistemi giuridici.

D – Può citare alcune imprese e/o amministrazioni che l’hanno adottata?

R – La Spagna e Malta hanno, con provvedimenti a carattere normativo, incoraggiato l’adozione delle EUPL quale licenza in caso di rilascio di software da parte della PA.

In Italia, l’ISTAT ha “abbracciato” la EUPL quale licenza di software libero, e la Regione Basilicata ha avviato un progetto per l’acquisizione di un software (la piattaforma Experience) al fine di un suo successivo rilascio sotto EUPL.

La Regione Sardegna, infine, in un suo recente bando, ha previsto, nella valutazione dell’offerta tecnica, l’attribuzione di apposito punteggio per il rilascio del software sotto licenza libera. Il bando prevede espressamente che la licenza (salva diversa scelta della Commissione) debba essere proprio la EUPL.

Al momento, i software rilasciati sotto EUPL e disponibili su OSOR.EU sono circa 50: si tratta di un numero esiguo, che però è certamente destinato a crescere.

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

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L’ISTAT sceglie la EUPL per il proprio software

L’ISTAT illustra, nella presentazione che segue, il percorso che ha portato dalla iniziale diffidenza verso l’open source, anche sotto il profilo giuridico, fino al definitivo accoglimento, con decisa preferenza accordata per la EUPL:

La presentazione è interessante perché potrebbe essere di stimolo ad altre pubblche amministrazioni italiane.

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it
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