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European Union Public Licence

EUPL, GPL e le FOSS Licence Exceptions di MySQL e Sencha

In Italia si è verificato che alcuni progetti (NotreDAM prima e CreaTiVù dopo) con software sviluppato sotto licenza EUPL abbiano dovuto abbracciare la GPLv3, per via dell’utilizzo della libreria Ext-Js di Sencha, licenziata in GPL v3 (EUPL e GPL v3, com’è noto, sono attualmente licenze FOSS – Free OpenSource Software - tra loro direttamente incompatibili).

Ho avuto modo di affrontare il caso NotreDAM e CreaTiVù su EUPL.IT e in occasione dell’EOLE 2010.

La casistica è significativa e mette a nudo il problema della interoperabilità delle licenze (tra EUPL e GPL in particolare) e, a mio sommesso avviso, il sacrificio draconiano che gli sviluppatori (e i titolari del progetto) sono chiamati a svolgere sulla libertà di scelta delle regole giuridiche per la circolazione del proprio Free/OpenSource Software ove ravvisino l’opportunità tecnica di ricorrere a codice o librerie licenziate pur sempre in FOSS, ma con licenza incompatibile rispetto a quella originariamente adottata.

Per tentare di superare il problema e garantire la libertà di scelta della licenza FOSS tra le diverse disponibili sul mercato, avevo provato a stimolare (su EUPL.IT, per e-mail e in sede di Congresso internazionale all’EOLE2010) un intervento dell’OSOR.EU, affinché potesse dialogare con Sencha, titolare dei diritti sulla libreria Ext-Js, al fine di ottenere una soluzione che potesse garantire sia la libertà di licenziare in GPL (da parte del titolare dei diritti sull’opera), sia la libertà per i terzi di mantenere la EUPL nello sviluppo del software, pur a fronte dell’uso della Ext-Js.

Visto che Sencha già distribuisce Ext-Js in multi-licensing (una open source licence in GPL v3 e due diverse commercial licences), immaginavo che non vi fossero particolari ostacoli a rilasciare il tutto anche in EUPL, in aggiunta alla GPL (l’altra soluzione, di più facile realizzazione, sarebbe quella di licenziare la libreria in LGPL. Tuttavia si tratta di soluzione che era stata esclusa da Sencha).

Per l’OSOR.EU si è mosso egregiamente Patrice-Emmanuel Schmitz, che, incontrando in Sencha una straordinaria sensibilità per l’open source e per la EUPL, ha concertato l’introduzione di una FOSS Licence Exception basata su FOSS Licence List, così come già avvenuto per MySQL (prima “Oracle” ;) .

Ora sia Sencha (1) (2) che MySQL (3) si sono dotati di apposite clausole con cui viene prevista una FOSS Licence Exception da applicare ad una lista di licenze  FOSS, tra le quali è annoverata la EUPL.

La soluzione (mutuata dalla EUPL, che acclude una lista di licenze considerate “compatibili” ;) è pregevole, in quanto costituisce un primo passo verso il dialogo tra licenze FOSS e la loro interoperabilità, nell’attesa di percorrere strade di integrazione più significative.

Il sostanza, il titolare dei diritti di sfruttamento economico dell’opera licenziata con licenza FOSS, anche a fronte di uno strong copyleft come nel caso della GPL, introduce una eccezione alle clausole della licenza utilizzata per la distribuzione dell’opera originaria, rendendo possibile la successiva distribuzione (di “derivative works” entro rigorosi criteri dettagliatamente specificati nella Exception), con altre licenze FOSS indicate in una apposita lista (la FOSS Exception List, appunto). In tal modo si creano margini per distribuire l’opera “derivata” con una licenza tra quelle preindividuate nella lista, che altrimenti sarebbe stata incompatibile con quella origiariamente scelta dal proprietario dell’opera originaria.

La soluzione, spiega Schmitz in un suo interessante contributo (“How FOSS exception lists extend licence interoperability;) , è stata efficacemente introdotta da MySQL e, a fronte delle mie sollecitazioni, è stata riproposta ed attuata anche per Sencha, al fine di risolvere e prevenire casi analoghi a quelli verificatisi con i progetti italiani NotreDAM e CreaTiVù, assicurando agli sviluppatori la più ampia libertà di scelta in ordine alla individuazione della licenza FOSS da applicare allo sviluppo del software, sia essa EUPL, GPL o altra licenza FOSS.

Colgo l’occasione per ringraziare profondamente Patrice-E. Schmitz (OSOR.EU) e Adam Mishcon (Sencha Inc.) per aver preso a cuore il problema sollevato ed essere giunti alla soluzione della criticità sopra evidenziata, nonché per avermi reso partecipe della discussione attraverso lo scambio di e-mail.

Sencha ha mostrato una profonda sensibilità, fino a toccare il punto nodale del problema, là dove, in una sua pagina web dedicata all’illustrazione dell’Exception Intent, afferma che

We want people to be able to build Free/Libre and Open Source Software (“FLOSS”) applications using Sencha SDKs despite the fact that not all FLOSS licenses are compatible with version 3.0 of the GNU General Public License (the “GPL”).

In altre parole, parafrasando in termini giuridici, mi pare di poter sostenere che l’intento che la clausola di eccezione voglia assicurare sia proprio quello di evitare ai terzi, per quanto possibile, di pregiudicare la loro facoltà (libertà) di scelta in ordine alla licenza da utilizzare in fase di sviluppo e distribuzione del software di tipo FLOSS (o FOSS), anche là dove tale scelta ricada su una licenza FLOSS incompatibile con la GPL v3 (o GPL v2), individuata per la distribuzione originaria della libreria a cui il terzo intenda fare ricorso.

Ritornerò con altri approfondimenti sul tema della FOSS Licence Exception.

Fabio Bravo

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EUPL.IT segnalato sul portale “Marco Aurelio” della Direzione Organizzazione e Sviluppo del Comune di Roma Capitale dedicato alla Formazione del Personale

Il Portale per la Formazione di Roma Capitale “Marco Aurelio”, realizzato dalla Direzione Organizzazione e Sviluppo del Comune di Roma, Dipartimento per le Politiche delle Risorse Umane, prevede

un piano per la formazione e la valorizzazione dei dipendenti, per rendere più efficiente l’amministrazione, per qualificare ed elevare la professionalità dei propri dipendenti, per migliorare la qualità dei servizi ai cittadini. Nel quadro generale del rinnovamento della Pubblica Amministrazione, che si sta realizzando anche attraverso profonde riforme legislative, l’Amministrazione capitolina, che conta circa 27.000 dipendenti, intende sviluppare un piano organico e programmato di formazione, basato su di un coinvolgimento ampio e attivo dei destinatari, su di un’analisi dei bisogni individuali e dei bisogni organizzativi dei diversi servizi.

 

Nella sezione documenti del predetto portale viene segnalato il sito EUPL.IT e l’articolo seguente, segnale apprezzabile della crescente attenzione all’uso della licenza EUPL da parte della P.A. italiana:

 

L’inclusione della EUPL tra i temi su cui concentrare la formazione del personale è un passaggio importante per lo sviluppo tecnologico degli Enti Locali. Alla Direzione Organizzazione e Sviluppo del Dipartimento per le Politiche delle Risorse Umane Comune di Roma, pertanto,  va riconosciuto in nostro apprezzamento.

Fabio Bravo

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L’EUPL all’EOLE 2010. Disponibili on-line le presentazioni delle relazioni in PDF

Come già evidenziato su Information Society & ICT Law, sono disponibili on-line le numerose relazioni del convegno internazionale EOLE (European Opensource and Free Software Law Event), quest’anno ospitato in Italia dalla Regione Piemonte e dedicato al tema del Software Libero e Open Source nel Settore Pubblico.

Tra tali relazioni, tutte interessantissime, evidenzio quelle che si sono occupate della EUPL (European Union Public Software):

(1) Patrice-Emmanuel Schmitz, Licence compatibility and interoperability in FLOSS procurement and distribution. The EUPL case.

(2) Fabio Bravo, Riuso di software e scelta delle licenza. Case studies.

Tale relazione si proponeva di discutere una serie di casi (tra cui Nemesys, Piattaforma Experience, NotreDAM, CreaTiVù, il disciplinare di Gara di SardegnaIT) presentati nel corso del tempo su EUPL.IT (sito italiano interamente dedicato alla EUPL – European Union Public Licence), da me attivato a prosecuzione dell’attività di ricerca svolta nell’ambito di un PRIN (Progetto di Ricerca di Rilevante Interesse Nazionale) dedicato all’open source e alla prorpietà intellettuale.

Sull’argomento si veda anche questo e-book e questo articolo.

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

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EUPL su Wired.it (intervista a Gallus)

Wired si è interessato finalmente alla EUPL nel novembre 2010 e lo ha fatto privilegiando, apprezzabilmente, la soluzione animata da intenti divulgativi.

L’argomento è stato affrontato attraverso un’intervista a Giovanni Battista Gallus, che, lo si potrà notare dai contenuti, ha ampiamente attinto da EUPL.IT.

L’intervista a Gallus, condotta da Flavia Marzano, ha il pregio di contribuire alla diffusione della EUPL presso le pubbliche amministrazioni e i privati.

Il fatto che si sia interessato Wired mi sembra un segno evidente di come tale licenza stia acquistando credibilità e diffusione negli ambienti specializzati.

Di seguito riporto il testo dell’intervista:

D – Che cos’è l’EUPL?

R – La EUPL è la prima licenza F/OSS (Free/open source software) europea. La versione 1.0 è stata approvata dalla Commissione Europea il primo gennaio 2007. È una licenza copyleft, ed ha ricevuto l’approvazione dell’OSI (Open Source Initiative)

D – Quali opportunità e quali rischi presenta?

R – La EUPL (attualmente alla versione 1.1) è la prima licenza “ufficiale”, supportata dalla Commissione Europea, e questo può certamente contribuire a dissipare i dubbi ancora presenti in molte pubbliche amministrazioni, con riguardo all’adozione software libero.

La licenza vanta un plus importante: è disponibile in tutte e ventidue le lingue dell’Unione Europea, e non si tratta di mere traduzioni, ma di veri e propri adattamenti ai diversi sistemi giuridici dei singoli Stati. In altre parole, una pubblica amministrazione può adottare la licenza EUPL nella versione localizzata, confidando nel fatto che le sue clausole siano perfettamente valide.

Un altro grande vantaggio è dato dalla clausola di compatibilità, che risolve molti dubbi nel caso in cui si creino delle opere derivate, utilizzando software soggetto a diverse licenze d’uso: ad esempio, la EUPL è espressamente dichiarata compatibile con la GNU/GPL V.2.

I principali problemi legati all’adozione della EUPL potrebbero derivare dalla sua ancora scarsa diffusione, e dal fatto che potrebbe costituire un limite per una distribuzione planetaria del software: un software soggetto a licenza EUPL, magari nella sua versione italiana, ha certamente un minore appeal per uno sviluppatore americano (o indiano), ben più abituato a destreggiarsi con la GNU/GPL.

Un altro grosso limite è dato dall’attuale incompatibilità con la GNU/GPL V.3, che può creare grossi grattacapi laddove si creino opere derivate a partire da software rilasciato con questa licenza.

D – Con tutte le licenze di software libero e/o open source, c’era davvero bisogno di un’altra licenza?

R – In effetti, può sembrare paradossale che la risposta al problema della proliferazione delle licenze sia… creare un’altra licenza.

La Commissione Europea ha deciso di optare per la redazione di una nuova licenza, poiché nessuna di quelle attualmente disponibili era in grado di soddisfare i requisiti richiesti, con particolare riguardo alla coerenza delle varie clausole con la disciplina europea e con i sistemi giuridici degli stati membri.

D’altronde, è innegabile che la licenza di gran lunga più diffusa, la GNU/GPL, sia molto legata al sistema giuridico statunitense.

D – In che cosa si differenzia dalle altre?

Come detto, è una licenza “ufficiale”, supportata dalla Commissione Europea, e non è dunque il frutto del lavoro di una community o di un ente privato. È poi utilizzabile in una qualunque delle lingue dell’Unione Europea, al contrario ad esempio della GNU/GPL, la cui unica versione utilizzabile è quella inglese.

D – Si applica a software, video, foto, documenti?

R – Si tratta di una licenza creata per il software, e quindi la sua applicazione ad altre opere dell’ingegno avrebbe poco senso.

D – Per quali tipologie è meglio di altre licenze e perché?

R – La EUPL è stata pensata quale strumento giuridico che consenta alle istituzioni europee di rilasciare il proprio software sotto una licenza F/OSS, con la sicurezza della conformità alla normativa europea e nazionale, e dunque il suo utilizzo primario è legato alle Pubbliche Amministrazioni.

Nulla vieta peraltro che si possa rilasciare qualunque software sotto EUPL, magari proprio con l’intento di facilitarne l’adozione dal parte di soggetti pubblici.

D – Chi può usarla?

R – L’utilizzo della licenza è assolutamente libero, e dunque qualunque titolare dei diritti di autore su di un software può scegliere di adottare questa licenza, senza nessuna restrizione.

D – Quali differenze dalle licenze Creative Commons?

R – La EUPL è una licenza software, mentre le CC sono pensate per tutti gli altri tipi di opere creative: immagini, musica, cinema, fotografia, letteratura etc.

C’è una rilevante somiglianza tra le due licenze: entrambe sono disponibili in diverse lingue, e le varie versioni non sono mere traduzioni, ma veri e propri adattamenti alle peculiarità dei differenti sistemi giuridici.

D – Può citare alcune imprese e/o amministrazioni che l’hanno adottata?

R – La Spagna e Malta hanno, con provvedimenti a carattere normativo, incoraggiato l’adozione delle EUPL quale licenza in caso di rilascio di software da parte della PA.

In Italia, l’ISTAT ha “abbracciato” la EUPL quale licenza di software libero, e la Regione Basilicata ha avviato un progetto per l’acquisizione di un software (la piattaforma Experience) al fine di un suo successivo rilascio sotto EUPL.

La Regione Sardegna, infine, in un suo recente bando, ha previsto, nella valutazione dell’offerta tecnica, l’attribuzione di apposito punteggio per il rilascio del software sotto licenza libera. Il bando prevede espressamente che la licenza (salva diversa scelta della Commissione) debba essere proprio la EUPL.

Al momento, i software rilasciati sotto EUPL e disponibili su OSOR.EU sono circa 50: si tratta di un numero esiguo, che però è certamente destinato a crescere.

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

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L’ISTAT sceglie la EUPL per il proprio software

L’ISTAT illustra, nella presentazione che segue, il percorso che ha portato dalla iniziale diffidenza verso l’open source, anche sotto il profilo giuridico, fino al definitivo accoglimento, con decisa preferenza accordata per la EUPL:

La presentazione è interessante perché potrebbe essere di stimolo ad altre pubblche amministrazioni italiane.

Fabio Bravo

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SardegnaIT e gara di appalto per la fornitura di servizi informatici in modalità ASP. La EUPL espressamente considerata nell’offerta tecnica

Nell’ambito dell’Accordo di Programma Quadro (APQ) in materia di Società dell’informazione, Atto integrativo III (Intervento SIAI301 – Comunas – Estensione e Servizi ASP), SardegnaIT, società “in house” della Regione Autonoma della Sardegna, nel 2009 esperiva una gara di appalto ex artt. 55 e 124 del Codice dei contratti pubblici (D.Lgs. 163/2006), avente ad oggetto la “Fornitura di un sistema informatico in modalità ASP per la gestione delle Attività Sociali dei Comuni”.

L’appalto era sotto soglia comunitaria. La base d’appalto era pari a 100.000,00 Euro, IVA esclusa, e la fornitura dei servizi veniva prevista per una durata di 270 giorni naturali consecutivi decorrenti dalla data di sottoscrizione del contratto, salvo la maggior durata della garanzia del software (come meglio specificata nel capitolato tecnico).

Stando al Disciplinare di Gara gentilmente segnalatomi dal Dott. Vito Carambia (che ringrazio sentitamente), del Dipartimento Sistemi Previsionali dell’ARPA Regione Piemonte (con il quale ho condiviso, insieme ad altri, i lavori sul caso della Piattaforma Experience), la gara veniva indetta al fine di

acquisire un sistema informatico per la gestione delle Attività Sociali dei Comuni, per consentirne l’utilizzo in modalità ASP (Application Service Provider), da parte di 30 piccoli Comuni della Sardegna, di popolazione non superiore a 5000 abitanti ciascuno, sprovvisti di applicativi specifici, che saranno successivamente individuati dalla Regione Autonoma della Sardegna (… ;)

Per gli aspetti della gara e del servizio ad oggetto dell’appalto rinvio al testo del Disciplinare di Gara ed all’ulteriore documentazione.

Di seguito mi preme mettere in evidenza taluni importanti passaggi in materia di riuso di software, di open source e pubblica amministrazione e di EUPL (European Union Public Licence) in particolare.

Ecco i punti che mi interessa evidenziare:

a) Modalità di aggiudicazione

Nel disciplinare di gara di precisa che il servizio viene aggiudicato al concorrente che abbia presentato l’offerta economicamente più vantaggiosa ndividuata sulla base dei parametri di seguito specificati:

Parametri Punteggi complessivi massimi
Offerta tecnica 80
Offerta economica 20
Totale 100

b) Sull’offerta tecnica

Quanto alla valutazione del parametro “Offerta tecnica”, la Commissione di gara è tenuta ad esprimere un punteggio dettagliatamente previsto nel Disciplinare di Gara, secondo parametri e punteggi parziali cristallizzati in una tabella, che di seguito riporto:

Criterio Parametro Punteggio tecnico
A Qualità e completezza del progetto complessivo Max punti 20
B Completezza funzionale del software applicativo Max punti 35
C Qualità e quantità dei servizi professionali Max punti 10
D Grado di compatibilità con l’ambiente tecnologico Max punti 10
E Rilascio del sistema in modalità RIUSO Punti 3
F Rilascio del sistema in modalità OPEN SOURCE Punti 2
Criterio Parametro Punteggio Econ.
G Prezzo complessivo di fornitura Max punti 14
H Canone annuo complessivo di manutenzione Max punti 3
I Tariffa giornaliera prestazioni professionali a richiesta Max punti 3


c) Sulla valutazione del “Riuso” e dell’ “Open Source” in EUPL

Quanto ai criteri contrassegnati alle lett. “E” ed “F”, nel Disciplinare di gara si trovano, rispettivamente, le seguenti precisazioni:

E) Il rilascio del sistema in modalità “RIUSO”, riuso che potrà essere fruito da parte di altre Amministrazioni COmunali italiane, determinerà l’attribuzione del punteggio tecnico indicato ["Punti 3", n.d.A.].

L’aggiudicatario dovrà espressamente dichiarare la licenza di riuso con la quale intende rilasciare il software. La licenza d’uso di riferimento, fatta salva la possibilità della Commissione di gara di accettare altre licenze che presentino analoghe caratteristiche, è quella pubblicata dal Centro Regionale di Competenza per il Riuso della Regione Toscanam versione 1.01 (maggio 2009), disponibile all’indirizzo http://www.crcr.unipi.it/mediawiki/images/7/76/CRCR-Licenza-v1.01.pdf.

(Il criterio seguente, invece, riguarda in maniera specifica la EUPL)

F) Il rilascio del sistema in modalità Open Source determinerà l’attribuzione del punteggio tecnico indicato ["Punti 2", n.d.A.].

La licenza d’uso di riferimento, fatta salva la possibilità della Commissione di gara di accettare altre licenze che presentino analoghe caratteristiche, è la Licenza Pubblica dell’Unione europea (EUPL), versione 1.1 (o successive) disponibile all’indirizzo http://ec.europa.eu/idabc/servlets/Doc?id=31985.

Al di là di una terminologia non rigorosa in diversi punti, l’apparente anomalia del Disciplinare di Gara, che accorda un punteggio inferiore (Punti 2) alla modalità di rilascio in Open Source (EUPL) rispetto al punteggio assegnato con il rilascio in modalità Riuso (Punti 3), a beneficio della sola pubblica amministrazione, viene in realtà risolto e chiarito dalle parole immediatamente seguenti a quelle dianzi trascritte:

Poché il rilascio del sistema in modalità Open Source determina automaticamente anche la possibilità di riuso dello stesso, l’attribuzione del punteggio relativo al presente criterio comporta anche l’attribuzione del punteggio relativo al criterio E) e l’accettazione della sola EUPL

E’ dunque chiaro che il rilascio in modalità Open Source (in sola licenza EUPL) conferisce l’attribuzione del punteggio assegnato ad entrambi i criteri (E+F) e, dunque, in realtà coincide con 5 punti.

Dunque il rilascio del software in solo “riuso” non “open source” viene valutato punti 3, mentre il rilascio del medesimo software in modalità open source (in licenza EUPL) porta all’assegnazione di punti 5.

L’interessante meccanismo lascia l’appaltatrice libera di formulare l’offerta che ritiene preferibile, rimettendo però la soluzione alla Commissione di Gara, in relazione ai parametri di valutazione dell’offerta tecnica e giuridica.

C’è però da discutere sulla bontà di una soluzione del genere in relazione al punteggio attribuito.

Il punteggio attribuito alle modalità di rilascio (punti 3+2, al massimo) sembra di entità estremamente ridotta rispetto alle altre voci che vanno a determinare l’ammontare complessio dei punti per la valutazione dell’offerta tecnica (80), con il conseguente possibile rischio di una sterilizzazione de facto dell’introduzione dell’open source nella p.a.

L’idea di fondo è buona e può segnalarsi tra le best prectice, ma, a mio sommesso avviso, andrebbero rivalutati pesi e misure per rendere più appetibile il ricorso all’open source e alla EUPL.

Fabio Bravo

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Ecco perché Nemesys non è in EUPL. Risponde il Responsabile del Progetto

Dopo la notizia datami dalla FUB (Fondazione Ugo Bordoni) sulle modalità di rilascio in GPL del software Nemesys, per il monitoraggio della velocità di connessione ad Internet, ho chiesto chiarimenti al Responsabile del Progetto, Ing. Luca Rea, della FUB.

In particolare ho chiesto esattamente quale versione di licenza GPL fosse stata adottata e quali fossero le motivazioni che avessero indotto a preferire la GPL alla EUPL, con invito a considerare, anche in futuro, il ricorso alla European Union Public Licence ove venisse ritenuto possibile.

L’Ing. Rea, che ringrazio sentitamente per la Sua disponibilità, mi ha gentilmente riposto evidenziando le seguenti motivazioni:

1) la versione usata per Nemesys è la GPL v3. La ragione principale che ha portato ad optare per tale tipo di licenza è data dalla necessità di integrare altro software licenziato a sua volta in GPL v3.

Ciò ovviamente, per l’effetto di strong copyleft già segnalato, costringe a ricorrere alla GPL v3, rendendo giuridicamente impossibile il ricorso a licenze alternative per la distribuizione di software a codice sorgente aperto (open source), come la EUPL.

Se tuttavia il software in GPL v3 utilizzato per l’integrazione fosse nella tuitolarità della FUB, nulla vieterebbe alla medesima di licenziare il tutto nuovamente in EUPL, anche in dual-licencing. Allo stesso risultato si potrebbe giungere se la FUB, pur non avendo la titolarità dei diritti sul software da integrare, riuscisse ad ottenerle quest’ultimo in EUPL dall’avente diritto, anche in questo caso in dual-licencing. Altrimenti rimarrebbe, eventualmente per future versioni, la strada più tortuosa, ma non impraticabile: riscrivere ex novo le parti di codice provenienti dal sotware in GPL v3. Sulla questione, però, occorrerebbe fare approfondimenti;

2) altra motivazione, di carattere secondario, che ha indotto a fare ricorso alla GPL v3 con preferenza rispetto ad altre licenze alternative, è data dal fatto che anche altri responsabili di progetto, che hanno preceduto l’Ing. Rea, hanno sempre fatto ricorso alla GPL, che ha una comunità open source “assai numerosa”. Precisa l’Ing. Rea, dunque, che per ragioni di “continuità” è parso naturale proseguire la scelta già adottata in esperienze progettuali precedenti, seguitando a licenziare software in GPL.

Così però, a mio sommesso parere, v’è il rischio che ci si possa precludere a priori i vantaggi che possono essere ottenuti ricorrendo ad altra licenza (es. la EUPL) in luogo di quella tradizionalmente adottata (la GPL), pur indirizzata ai medesimi obiettivi.

3) per quanto riguarda la EUPL, l’apertura dell’Ing. Luca Rea è notevole, in quanto questi, come mi ha precisato, ritiene di poter considerare l’opportunità del licencing di Nemesys in EUPL per le future versioni di tale software, dato che la EUPL, precisa testualmente Rea, “non ci lascia indifferenti”.

Aggiunge anche che, apprezzando molto il lavoro svolto dalla Commissione europea con l’emanazione della European Union Public Licence (EUPL), sarebbe attualmente interessato, con riferimento a Nemesys, a cercare margini di compatibilità tra EUPL e GPL v3 e non di alternatività in senso stretto, sia nel presente che per i successivi futuri sviluppi.

Una strada percorribile è stata già tracciata dall’OSOR.EU, che ha avviato un dialogo con la FSF (Free Software Foundation) per valutare le ipotesi di interoperabilità delle due licenze, europea e americana, per il rilascio dell’open source software.

L’altra strada, se la FUB riuscisse, potrebbe essere quella di rendere contemporaneamente disponibile il software sia in GPL v3 che in EUPL, tramite il dual-licencing, ove fattibile (cfr., quanto già rimarcato sopra).

Fabio Bravo

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EUPL.IT su Wikipedia alla voce European Union Public Licence

Su Wikipedia, nella versione in lingua italiana, è stato definitivamente inserito il link a EUPL.IT all’interno della voce “European Union Public Licence”.

Fabio Bravo

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Salgono ancora gli open source software in EUPL sul sito dell’OSOR.EU (ora sono 33)

 Negli ultimi giorni sul sito dell’OSOR.EU si è aggiunto un ulteriore software tipo “open source” rilasciato in licenza EUPL (European Union Public Licence), raggiungendo quota 33.

Il ritmo di crescita appare elevato.

Continuiamo con il monitoraggio.

Salgono a quota 28 i programmi open source rilasciati in licenza EUPL sul sito dell’OSOR.EU

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Sono ora 28 i software con codice sorgente aperto rilasciati in licenza EUPL (European Union Public Licence) disponibili sul sito dell’OSOR.EU.

In quest’ultima settimana l’archivio è stato incrementato con l’aggiunta di un nuovo prodotto Open Source.

Qui è disponibile l’elenco completo.

Cercherò di passare in rassegna uno ad uno i software open source disponibili in EUPL, sia quelli disponibili sull’OSOR.EU, sia quelli che verrete segnalarmi (segnala@eupl.it).

Fabio Bravo

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