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Wired

EUPL su Wired.it (intervista a Gallus)

Wired si è interessato finalmente alla EUPL nel novembre 2010 e lo ha fatto privilegiando, apprezzabilmente, la soluzione animata da intenti divulgativi.

L’argomento è stato affrontato attraverso un’intervista a Giovanni Battista Gallus, che, lo si potrà notare dai contenuti, ha ampiamente attinto da EUPL.IT.

L’intervista a Gallus, condotta da Flavia Marzano, ha il pregio di contribuire alla diffusione della EUPL presso le pubbliche amministrazioni e i privati.

Il fatto che si sia interessato Wired mi sembra un segno evidente di come tale licenza stia acquistando credibilità e diffusione negli ambienti specializzati.

Di seguito riporto il testo dell’intervista:

D – Che cos’è l’EUPL?

R – La EUPL è la prima licenza F/OSS (Free/open source software) europea. La versione 1.0 è stata approvata dalla Commissione Europea il primo gennaio 2007. È una licenza copyleft, ed ha ricevuto l’approvazione dell’OSI (Open Source Initiative)

D – Quali opportunità e quali rischi presenta?

R – La EUPL (attualmente alla versione 1.1) è la prima licenza “ufficiale”, supportata dalla Commissione Europea, e questo può certamente contribuire a dissipare i dubbi ancora presenti in molte pubbliche amministrazioni, con riguardo all’adozione software libero.

La licenza vanta un plus importante: è disponibile in tutte e ventidue le lingue dell’Unione Europea, e non si tratta di mere traduzioni, ma di veri e propri adattamenti ai diversi sistemi giuridici dei singoli Stati. In altre parole, una pubblica amministrazione può adottare la licenza EUPL nella versione localizzata, confidando nel fatto che le sue clausole siano perfettamente valide.

Un altro grande vantaggio è dato dalla clausola di compatibilità, che risolve molti dubbi nel caso in cui si creino delle opere derivate, utilizzando software soggetto a diverse licenze d’uso: ad esempio, la EUPL è espressamente dichiarata compatibile con la GNU/GPL V.2.

I principali problemi legati all’adozione della EUPL potrebbero derivare dalla sua ancora scarsa diffusione, e dal fatto che potrebbe costituire un limite per una distribuzione planetaria del software: un software soggetto a licenza EUPL, magari nella sua versione italiana, ha certamente un minore appeal per uno sviluppatore americano (o indiano), ben più abituato a destreggiarsi con la GNU/GPL.

Un altro grosso limite è dato dall’attuale incompatibilità con la GNU/GPL V.3, che può creare grossi grattacapi laddove si creino opere derivate a partire da software rilasciato con questa licenza.

D – Con tutte le licenze di software libero e/o open source, c’era davvero bisogno di un’altra licenza?

R – In effetti, può sembrare paradossale che la risposta al problema della proliferazione delle licenze sia… creare un’altra licenza.

La Commissione Europea ha deciso di optare per la redazione di una nuova licenza, poiché nessuna di quelle attualmente disponibili era in grado di soddisfare i requisiti richiesti, con particolare riguardo alla coerenza delle varie clausole con la disciplina europea e con i sistemi giuridici degli stati membri.

D’altronde, è innegabile che la licenza di gran lunga più diffusa, la GNU/GPL, sia molto legata al sistema giuridico statunitense.

D – In che cosa si differenzia dalle altre?

Come detto, è una licenza “ufficiale”, supportata dalla Commissione Europea, e non è dunque il frutto del lavoro di una community o di un ente privato. È poi utilizzabile in una qualunque delle lingue dell’Unione Europea, al contrario ad esempio della GNU/GPL, la cui unica versione utilizzabile è quella inglese.

D – Si applica a software, video, foto, documenti?

R – Si tratta di una licenza creata per il software, e quindi la sua applicazione ad altre opere dell’ingegno avrebbe poco senso.

D – Per quali tipologie è meglio di altre licenze e perché?

R – La EUPL è stata pensata quale strumento giuridico che consenta alle istituzioni europee di rilasciare il proprio software sotto una licenza F/OSS, con la sicurezza della conformità alla normativa europea e nazionale, e dunque il suo utilizzo primario è legato alle Pubbliche Amministrazioni.

Nulla vieta peraltro che si possa rilasciare qualunque software sotto EUPL, magari proprio con l’intento di facilitarne l’adozione dal parte di soggetti pubblici.

D – Chi può usarla?

R – L’utilizzo della licenza è assolutamente libero, e dunque qualunque titolare dei diritti di autore su di un software può scegliere di adottare questa licenza, senza nessuna restrizione.

D – Quali differenze dalle licenze Creative Commons?

R – La EUPL è una licenza software, mentre le CC sono pensate per tutti gli altri tipi di opere creative: immagini, musica, cinema, fotografia, letteratura etc.

C’è una rilevante somiglianza tra le due licenze: entrambe sono disponibili in diverse lingue, e le varie versioni non sono mere traduzioni, ma veri e propri adattamenti alle peculiarità dei differenti sistemi giuridici.

D – Può citare alcune imprese e/o amministrazioni che l’hanno adottata?

R – La Spagna e Malta hanno, con provvedimenti a carattere normativo, incoraggiato l’adozione delle EUPL quale licenza in caso di rilascio di software da parte della PA.

In Italia, l’ISTAT ha “abbracciato” la EUPL quale licenza di software libero, e la Regione Basilicata ha avviato un progetto per l’acquisizione di un software (la piattaforma Experience) al fine di un suo successivo rilascio sotto EUPL.

La Regione Sardegna, infine, in un suo recente bando, ha previsto, nella valutazione dell’offerta tecnica, l’attribuzione di apposito punteggio per il rilascio del software sotto licenza libera. Il bando prevede espressamente che la licenza (salva diversa scelta della Commissione) debba essere proprio la EUPL.

Al momento, i software rilasciati sotto EUPL e disponibili su OSOR.EU sono circa 50: si tratta di un numero esiguo, che però è certamente destinato a crescere.

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

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